CRONACHE
ANNO 2025. Avanti per il secondo secolo
   
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L'ANNO 2025   (clicca qui per scaricare la cronaca in formato PDF)   

2025: AVANTI PER IL SECONDO SECOLO

Cronache del 101° anno di vita

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INDICE
Lo Stabat Mater di Jenkins ⇒ I Carmina Burana al LAC ⇒ Armonie dell'anima nel silenzio della sera (Tesserete) ⇒
Monterosso ⇒ Armonie dell'anima nel silenzio della sera (Cagiallo) ⇒ Cronaca di un concerto non eseguito ⇒
Dopo l’abbuffata del Centenario, abbiamo davanti a noi un anno più tranquillo, dove approfondiremo la collaborazione con gli altri due cori diretti da Paolo: il coro Benedetto Marcello di Mendrisio e il Coro Città di Como.
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LO STABAT MATER DI JENKINS   (torna su  ⇑)  

Una decina dei nostri coristi ha collaborato all’esecuzione dello Stabat Mater di Jenkins, che si è svolta in due distinti momenti. La musica è ispirata al poema religioso del XIII secolo "Stabat Mater", attribuito a Jacopone da Todi e ripreso da numerosissimi compositori, tra cui Karl Jenkins.

A Mendrisio, il 13 aprile, il concerto si è tenuto nel Mercato Coperto, nell'ambito dei festeggiamenti per i 60 anni di attività del coro polifonico Benedetto Marcello e in occasione dell’apertura della Settimana Santa e delle Processioni storiche.

A Como, l’11 maggio, il concerto si è tenuto nella chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, nel quartiere di Sagnino.

Oltre ai tre cori diretti da Paolo Sala c’è stata la presenza del Coro studenti del liceo "Teresa Ciceri". Ha suonato l’Orchestra Filarmonica dei Navigli. Amor Lilia Perez ha cantato nel ruolo di voce etnica, mentre come mezzosoprano si è esibita Sofia Sala. Naturalmente a dirigere i concerti è stato il maestro Paolo.


Il racconto di Anna prima di iniziare il concerto di Sagnino

Che bello! Dopo aver cantato lo Stabat Mater a Mendrisio la domenica delle Palme, ci giunge questa notizia inaspettata, che lo canteremo anche a Sagnino.

Ma dove si trova questo paese? Mi informo e scopro che devo esserci passata sotto molte volte, quando mi reco a Monte Olimpino a far lavare l'auto...

Bella Sagnino, con un'arcata che ci introduce nel paese, una bella chiesetta circondata da tanto verde, chiesa di Quarcino, e più sopra una chiesa moderna dalla forma strana, la chiesa parrocchiale. All'interno una grande sala semicircolare.

Ma prima della prova, dato che siamo in largo anticipo, scopriamo un bel baretto vicino al sottostante campo di calcio con annessa gelateria e ci prendiamo un bel gelato che ci rinfresca la gola e ci prepara al canto.

Poi ci avviamo verso la chiesa pronte per cantare questo meraviglioso concerto.


Alcuni passaggi dell’articolo di Silvia Valentini, del Coro Città di Como

«Lo scorso 11 maggio, giorno della Festa della Mamma, la parrocchia di Sagnino, nella chiesa di San Paolo apostolo, ha ospitato un grande concerto per celebrare la mamma di tutti i credenti, Maria Santissima. […] Un’opera maestosa che ha visto protagonisti un organico di ben 120 coristi e 40 elementi di orchestra. […] Non è stato facile prepararla: ci sono voluti quattro lunghi mesi di prove e tanta passione e pazienza da parte del nostro maestro per arrivare al risultato finale. Ogni brano è stata un’emozione diversa perché ognuno di essi andava interpretato nel modo corretto come lo stesso autore aveva evidenziato sullo spartito: con pietà, con angoscia, con tormento, supplichevole… Alla fine, come i miei colleghi coristi, ero talmente immersa nella rappresentazione che tutto veniva naturale. Il movimento che più ho apprezzato è stato “and the Mother did weep”, tradotto “e la Madre pianse”: un’unica frase, cantata in cinque lingue diverse: inglese, ebraico, latino, aramaico e greco. Un brano dall’intensità emotiva sconvolgente! […] Certamente le giovani voci dei ragazzi del liceo hanno donato freschezza. È bello sapere che esiste un punto di incontro tra giovani e adulti e che, in questo caso, la congiunzione si chiama canto corale. »


Il pensiero di Angela

«Un'emozione grande! Ecco cosa ho provato partecipando al concerto dello "Stabat Mater" di Jenkis! Sembra poco? È stato coinvolgente, emozionante al punto che all'Ave Verum quasi mi sentivo le lacrime agli occhi...ma ero attenta al Maestro Sala, non potevo distrarmi! Che dire poi delle due splendide soliste, con le loro voci hanno toccato fino in fondo il cuore di tutti i presenti. Il tempo dell'esecuzione è volato e solo dopo, quando ho sentito il secondo scoppio degli applausi dopo il "bis dell'Ave Verum", ho avvertito l'indolenzimento dei muscoli delle gambe. È stato davvero fantastico. Grazie a tutti per avermi permesso di essere tra voi.»


Qualche commento

«È stata una splendida serata. Tanta adrenalina e tanta soddisfazione. Un mio grazie sincero a tutti, proprio tutti quelli che in vario modo hanno contribuito a darmi questa gioia. »
   Un corista

«Bravi bravissimi ci avete coinvolto con la vostra bravura e nello stesso tempo sconvolti per la vostra professionalità e passione! Maestro meraviglioso ci mette anima cuore e braccia... ma come fa a fermarvi tutti insieme così meravigliosamente che siete tantissimi! Attenderò di risentirvi nel vs prossimo concerto! "
   Uno spettatore

«Mi sono emozionata nel sentire il lamento delle madri palestinesi… e penso che anche oggi saranno in molte a piangere…».
   Ludovica


Il bilancio di Paolo

«Cari carissimi tutti, ho provato e riprovato a raccogliere in un messaggio le emozioni che mi riempiono il cuore, ma ogni volta che avvicino il dito alla tastiera del telefono mi blocco. Tento... Non c'è niente che possa contenere la gratitudine e la gioia per quello che mi avete restituito ieri sera e a Mendrisio per l'esecuzione di questo misterioso e immenso Stabat Mater. Avete messo in ogni nota tutta la passione che avete potuto, ogni sentimento dal più triste al più gioioso in una gamma che solo ognuno di voi nel suo intimo sa... Bravissimi, Grazie. Sono felice».
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I CARMINA BURANA AL LAC   (torna su  ⇑)  

La preparazione (articolo apparso sulla Rivista di Lugano)

A un certo momento si sente il canto, invero perlopiù un lamento, di un bianco cigno che sta andando arrosto. I Carmina Burana sono anche questo: componimenti goliardici, a volte poetici, a tratti piccanti, che inneggiano all’amore, al fato e al vino. Si tratta di testi medievali scritti da universitari girovaghi e musicati nel Novecento dal compositore tedesco Carl Orff. Brani entrati di diritto nell’immaginario musicale collettivo: chi non ricorda le note di “O Fortuna velut luna”, magari come sottofondo della scena altamente drammatica di un qualche film? E proprio i Carmina Burana sono stati scelti per un progetto di collaborazione tra l’Orchestra della Svizzera italiana e i cori amatoriali ticinesi e mesolcinesi. Una sfida raccolta da 17 cori, sette dei quali luganesi, che formano un organico di 350 persone e che, diretti da Markus Poschner, daranno voce a questa “cantata scenica” il prossimo 8 giugno al LAC di Lugano.

Non è cosa semplice mettere assieme tutte queste voci, anche perché i testi sono scritti in latino e tedesco antico, i ritmi sono incalzanti e buona parte dei coristi non è più giovanissima. Ma ci stiamo lavorando: ogni coro si prepara per proprio conto e finora si sono svolte due prove d’assieme. Già il fatto di trovarsi in 350 coristi nella stessa sala è una sensazione speciale che si vive con un misto di timore e di eccitazione, la paura di sbagliare le note è frammista al piacere di lasciarsi prendere dalla foga del canto.

Il maestro Poschner fa da allenatore e si esprime in una babele di lingue - sembra il buon Mattia Croci-Torti quando carica i suoi giocatori nello spogliatoio parlando in italiano, tedesco, francese e inglese - ma la musica è lingua universale e tutti capiscono le sue intenzioni che esprime anche con la mimica delle mani e della bocca. Noi coristi, dilettanti allo sbaraglio, siamo un po’ irrigiditi, bloccati dal timore, e il maestro se ne accorge subito, cerca di sdrammatizzare, fa battute, just relax è l’invito che ci lancia spesso. Per fortuna che siamo in tanti e ci si può confondere nella massa. Ma trovarsi di punto in bianco nel ruolo di chi si rende conto che eseguirà un opera-monumento della musica, accompagnato da un’orchestra vera e in una sala da concerto con un migliaio di spettatori è una sensazione per molti nuova, un po’ ci si sente nei panni di Mafalda quando esclama: “fermate il mondo che voglio scendere!”. Il mondo invece continua a girare, il problema maggiore è quello di prendere il giusto ritmo e così il maestro inventa degli esercizi facendoci battere ritmicamente a tempo le mani. Chissà se l’8 giugno anche gli spettatori ci batteranno le mani…

Noi continueremo la preparazione, tenendo ben presenti le parole finali di Markus Poschner: «Bravi tutti ma buttate la partitura fuori dalla finestra. Voglio vedere il vostro volto, i vostri occhi, il vostro entusiasmo». Sperando che al termine del concerto i nostri occhi racconteranno la gioia e non il turbamento del candido cigno arrostito.


Domenica 8 giugno, il concerto

Alle 12:30 eravamo più di 300 a muoverci negli stretti corridoi che portano ai camerini del LAC. Diversi del nostro coro erano scesi dopo aver cantato alla Prima Messa di don Fabio, prima ancora che questa finisse, così da poter essere puntuali al momento del ritrovo. I camerini del LAC erano una specie di labirinto dove ci si incontrava e ci si scontrava per raggiungere poi, a fatica la cosiddetta “zona carico”. Qui ci hanno messi tutti in fila, un coro dopo l’altro, e ci hanno fatto entrare sul palco del teatro. Noi del cosiddetto Coro Piccolo - i coristi di Tesserete e Mendrisio preparati dal Paolo - ci siamo trovati spalmati su tre file davanti, stretti come sardine, mentre tutti gli altri erano belli comodi sui gradoni. Il gruppo degli “attaccatori”, guidato da Paolo era posizionato lì nel mezzo. Poi ci hanno dato un cartellino con la lettera della fila e il nostro numero, così da ritrovare il posto. Decisamente una soluzione poco indovinata sia perché durante le prove alla sede RSI di Besso eravamo tutti compatti e ci si sentiva così davvero un coro, sia perché davanti a noi c’era anche il rango del coro dei bambini e così io mi sono trovato in quarta fila allo stesso livello di quelli davanti e non sono riuscito a vedere il maestro, se non quando muoveva le mani in alto, compresa quella volta che gli è scappata via la bacchetta e per fortuna non ha infilzato nessuno. Ho quindi fatto prove e concerto spostandomi per trovare un pertugio tra le teste di quelli davanti. Una pessima situazione per sperimentare la gioia e la suggestione del canto.

Una piccola pausa e poi di nuovo ritrovo nella “zona carico” dove abbiamo ricomposto le file, questa volta in base alla lettera assegnata e siamo entrati disciplinatamente per la prova generale, con la presenza di un bel pubblico che ha pagato i biglietti. Poche sono state le osservazioni del maestro Poschner, la prova è filata via senza intoppi e verso le 17:30 ci hanno dato libera uscita per un paio d’orette, momenti che molti di noi hanno sfruttato per andare a spasso sul lungolago e consumare all’aperto la cena-picnic in una serata calda e leggera.

Poi ancora 45 minuti di attesa in fila sempre nella “zona carico”, che sembrava di prepararsi a salire sullo skilift, e alle 20:30 l’entrata per il concerto ufficiale, preceduto da applausi a scena aperta per il maestro, alla sua ultima direzione con l’Orchestra della Svizzera Italiana. Come è andata dal punto di vista musicale, proprio non so dirlo, un po’ perché di musica capisco poco, un po’ perché non eravamo nella posizione ideale per cogliere le sfumature. Posso dire che personalmente mi sono sentito a disagio perché non riuscivo a prendere gli attacchi non vedendo il maestro e perché mi rendevo conto di essere abbastanza preparato per le parti del Coro Piccolo, decisamente meno per quelle del Coro Grande, in particolare la velocissima e incalzante numero 14, un vero scioglilingua a ritmo folle, dove a più riprese mi sono sentito in affanno. Ma tant’è. Alla fine gli applausi sono stati lunghi e convinti, maestro, musicanti e coristi erano sorridenti e appagati, buona parte del pubblico in piedi e scatenato. Meglio così.

Per terminare ecco qualche commento apparso sulla frequentatissima chat creata per l’occasione. «Mi sono divertita, è stato uno spettacolo bello ed emozionante. I maestri Poschner e Sala mi parevano contenti così come i professori d’orchestra OSI. Di più non vado cercando». «Trovo che Poschner sia stato un grande signore a finire in questo modo la sua carriera a Lugano, grande emozione per noi e per chi ci ha ascoltato… Ha fatto a tutti noi un regalo inestimabile!». «All’inizio i Carmina Burana sembravano per me un’impresa impossibile, ma studiarli, viverli, cantarli insieme è diventato un viaggio di scoperta e, soprattutto, mi ha ridato la gioia del canto corale. La giornata di ieri è stata il culmine di questo percorso, la sintesi più viva e intensa dei preziosi insegnamenti ricevuti da Paolo. Il maestro Poschner ha creduto nella forza dell’entusiasmo e dell’impegno collettivo, dimostrando che l’emozione autentica, quando è condivisa, può arrivare lontano… e fare davvero la differenza». «Un grande uomo davvero questo Markus Poschner! E noi privilegiati di essere stati parte di questa esperienza travolgente e indimenticabile. Grazie a chi l’ha resa possibile, in particolare i nostri presidenti e ovviamente il nostro mitico Paolo».
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ARMONIE DELL’ANIMA NEL SILENZIO DELLA SERA   (torna su  ⇑)  
Tesserete, domenica 15 giugno

Beh, anche questa è una novità: Il Coro Santo Stefano non finisce mai di stupire, guai a ripetersi, bisogna inventare cose nuove, offrire proposte intriganti, sempre diverse… un po’ come per le Battute Paoline. I coristi non hanno tempo per annoiarsi, lo stesso dicasi per maestro, comitato e naturalmente pubblico.

Durante la primavera molti di noi sono stati impegnati su vari fronti e non dei più semplici. Chi ha partecipato allo Stabat Mater di Jenkins e chi ai Carmina Burana di Orff, e di questi abbiamo già detto. Abbiamo inoltre condecorato anche ben quattro messe: Pasqua, Sala Capriasca, Prima Messa di don Fabio e Corpus Domini.

Per terminare in bellezza eccoci pronti ad affrontare una nuova sfida: un concerto con musiche ispirate al periodo del Romanticismo. Un’idea nata dalla fervida mente della Maria e che ha voluto unire l’arte del canto con quella della poesia. Il Romanticismo, già. Ne sono state fatte molte definizioni; noi riterremo che si è sviluppato soprattutto nell’Ottocento e che rappresentava la realtà in un modo suggestivo, anche incantato. I poeti romantici sapevano fare astrazione dalle dure contingenze quotidiane e trovare spunti per magnificare l’uomo e la natura.

Guardate con un pittore romantico, Ludwig Hess, rappresentava bucolicamente un paesaggio della nostra Capriasca (un premio a chi riconosce il villaggio).

Per riuscire a calarci maggiormente in questo ambiente suggestivo, anche un po’ etereo, l’inizio del concerto è stato fissato alle nove, sul far della notte, e la chiesa è stata riempita di lumini affinché la luce soffusa aiutasse il silenzio e la meditazione.

Ecco le poetiche parole di Maria che hanno introdotto il concerto:
«La Sera! Cantata dai poeti! Messa in musica in tutte le epoche, è musa ispiratrice dell’arte.
Ed ecco che dal cuore del poeta sgorgano parole che sono musica, che evocano suoni, immagini, pura armonia. Il poeta riesce quasi a definire l'infinito con suoni che avvinghiano con forza l'anima; è così che prende forma una poesia, una melodia e un canto.
La poesia con la sua ampia gamma di suoni, di ritmi e di inflessioni melodiche crea un'esperienza artistica completa. La musica della parola con il suo ritmo evocando suoni rende tangibile l'infinito cui apparteniamo e il mistero dell’uomo che sfiora, nel suo attimo, questo eterno divenire.
È così esile ora il confine fra la musica delle parole e l'armonia delle voci! Questa sera poesie e canti, faccia a faccia, formano un'armonia di suoni che inneggiano alla sera con le prime stelle che, improvvisamente, rivelano la profondità dello spazio.
Diamo il via a questa esperienza di poesia e musica senza soluzione di continuità. Rimaniamo in silenzio, senza applausi fra un brano e l’altro per permettere che il suono delle parole si espanda nel canto che lo segue».

E tanto per cominciare col botto, ecco la splendida esecuzione di Caterina che inneggia alla Luna (la Casta Diva). Noi siamo fuori, all’entrata della chiesa, dove sentiamo suoni melodiosi giungere alle nostre orecchie. Poi pian pianino in due file percorriamo la navata fino a raggiungere il presbiterio, dove ci sistemiamo in religioso silenzio mentre Caterina termina i suoi superbi gorgheggi.

Questa poesia di Rainer Maria Rilke introduce il secondo brano, Hymne à la nuit,

La notte prende in segreto dai tuoi capelli
dimenticati riflessi tra le pieghe della tenda.
Guarda, desideravo soltanto le tue mani tra le mie
e quiete e silenzio e in me profonda pace.
Così la mia anima s’accresce e spezza in mille schegge
la monotonia dei giorni;
e si fa immensa:
sul suo molo al chiarore dell’alba muoiono
le prime onde dell'eternità.

Seguono due poesie accompagnate da altri due brani: Calme des Nuits et Caresse sur l’Océan. I gabbiani che volteggiando sfiorano l’oceano son la metafora di quello che succede in chiesa: parole e musica che accarezzano il numeroso pubblico presente. Che poi continua a sognare grazie al brano successivo, la dolcissima Ninna Nanna di Brahms. E per continuare a cullare pensieri e sogni, ecco la Barcarolle di Hoffenbach. Ma «più non si trovano fra mille amanti sol due bell'anime che sian costanti, e tutti parlano di fedeltà!». E allora Mozart ci parla di occhi, specchio dell’anima, e di lontananza struggente e di semplicità che giova a chi ben ama. Poi Sofia e Caterina sussurrano alle nostre orecchie delicati suoni sul fil d’un soffio etesio.

La parte finale del concerto propone compositori che si sono confrontati con la musica sacra. A cominciare dalla conosciutissima Ave Maria di Franz Schubert. Segue il Cantique de Jean Racine, di Gabriel Fauré, uno dei nostri cavalli di battaglia. E qui tra noi bassi è successo un mezzo miracolo, forse addirittura un miracolo intero! Alla partenza del Cantique eravamo veramente una voce sola! C'è stato qualcosa di magico, quasi metafisico, non vorrei sembrare esagerato, ma sembrava un'esperienza mistica... Gran bel momento, da serbare in cuore come contraltare a quando nelle prove le nostre performances da bassi meritano i commenti riportati dalle Battute Paoline. Una sensazione davvero piacevole, che mai avevo vissuto nei precedenti trent'anni di coro!

La poesia scelta da Maria per introdurre il corale di Bach Jesus bleibet meine Freude, è stata scritta da sant’Agostino e suona come omaggio al nuovo papa Leone, ispirato proprio dalla spiritualità agostiniana. «Nell’affidarsi a Dio, l’uomo trova pace: Gesù è gioia, linfa, consolazione e forza. È luce, desiderio, delizia e tesoro dell’anima!», ci ricorda Maria. E questo è il testo del santo.

Bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore ha dissipato la mia cecità.

Hai effuso il tuo profumo;
l'ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace”.

Forse non così profondo è il pensiero di Trilussa, con il quale viene introdotto l’ultimo canto, ma anche nelle cose semplici è presente il senso della vita. Bello è riprendere qui la poesia dell’autore romano.

Quand'ero ragazzino,
mamma mia mi diceva: «Ricordati fijolo,
quando ti senti veramente solo
tu prova a recità 'n Ave Maria
'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe' maggia».

Ormai so' vecchio, er tempo m'è volato;
da un pezzo s’è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
Io prego la Madonna Benedetta
e l’anima da sola pija er volo.


Con "Salve o Vergine Maria", maestosa e potente composizione di Gioacchino Rossini, che quasi sembra di sentire i botti e vedere i fuochi d’artificio di qualche festa popolare dedicata alla Madonna, terminiamo il nostro concerto.
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MONTEROSSO   (torna su  ⇑)  

Dal 3 al 5 ottobre si è tenuto il weekend-studio a Monterosso.

Partenza movimentata!

Dopo aver acquistato tutti i biglietti del treno: chi parte da Lugano, chi da Mendrisio, chi da Como, si annuncia uno sciopero generale previsto per venerdì 3 ottobre.

Sarà vero? Forse rientrerà? Niente di tutto ciò: Lo sciopero è confermato.

Di nuovo in stazione, la solerte Graziella, a annullare tutti i biglietti, naturalmente con una penale da pagare.

Bisogna riorganizzare la trasferta, trovare chi se la sente di guidare fino a Monterosso, mettersi d’accordo sull’orario di partenza. Scambio di e-mail, messaggi sulla chat del coro e finalmente i viaggi sono organizzati.

Inizio previsto delle attività alle ore 16:00: di venerdì.

Quest’anno è stato più intenso rispetto all’anno scorso, con più momenti di studio.

Il sabato mattina alle 04:15(con un po’ di insonnia da parte di chi lo aveva invitato…), ha preso possesso della sua camera anche il Maestro Marco Belcastro. Ci ha raggiunti ed è stato con noi fino a domenica.

Per quale motivo? Ha lavorato con metà gruppo di coristi a rotazione sulla voce: non “impostare” la voce, non “scaldare” la voce ma “liberare” la voce, con la consapevolezza di cantare senza costrizioni, senza “spingere”, ma rimanendo rilassati e lasciare andare la voce.

Così lo studio era variato, metà gruppo con il Maestro Paolo e l’altra metà con il Maestro Marco. Fare i vocalizzi tenendo la mano sulla laringe e sentirne le vibrazioni, massaggiare la laringe. Si sentiva proprio la voce che cambiava. Appoggiare la mano sul petto e sentire il calore nelle dita, le vibrazioni. Insomma dei bei momenti.

E poi avanti con lo studio del Gloria, cercando di mettere in pratica gli insegnamenti avuti dei due Maestri.

La domenica mattina, concertino con gli ospiti dell’annessa casa di riposo.

Marco ci ha insegnato un bellissimo canto africano accompagnandosi con la chitarra, ha cantato delle canzoni di De André creando una grande atmosfera.

Nel pomeriggio di nuovo studio per un paio d’ore. E poi la partenza dei vari equipaggi. Ma c’è stato pure chi si è fermato in spiaggia fino a sera ed è arrivato a casa a mezzanotte…

Che dire poi dell’organizzazione-foraggiamento, con l’acquisto di generi vari per gli spuntini, il take away del pranzo di sabato, la domenica il pranzo fornito dalla struttura. Tutto perfetto!

Si è creato davvero un bell’ambiente di lavoro e di amicizia. Questo è quello che ci vuole per creare coesione, gruppo.

Tant’è che siamo sempre stati tutti insieme, anche alle cene al ristorante. Davvero bello il WE A Monterosso!! Da rifare.
   Anna Anna


I commenti su whatsapp

Da Paolo:
«È stato proprio bellissimo!! Grazie a tutti, che avete lavorato pieni di buona volontà e con tanto impegno!! Grazie a Fiorenzo che ha organizzato passaggi, trasporti di oggetti e quant'altro, nonostante il milione e passa di impegni. Lo spettacolo continua!!!

E grazie anche a chi ha portato ogni genere di conforto!! Molto apprezzato e utile!!»

Da Anna:
«Davvero bellissimo! Canto, liberare la voce, nuove amicizie, insomma tutto quello che ci vuole per stare bene e cantare bene (speriamo 😉).»

Da Adriana:
«Si, davvero un'esperienza bellissima sono grata di aver potuto farne parte, ringrazio Paolo e il suo team di supporto, Paola e Marco, e per la loro santissima pazienza, ringrazio il comitato per l’organizzazione del trasporto, l'alloggio e la loro premura di sfamarci. A sta sera con la stessa energia positiva.»

Da Sabine:
«Anch’io vorrei ringraziare Paolo e Marco per le meravigliose ore di musica, il comitato per l’organizzazione efficiente e premurosa e tutte e tutti per un weekend di bella musica, compagnia e amicizia.»

Da Tina CBM:
«Anch’io mi unisco al coro di gratitudine verso chi ha organizzato, mettendo il proprio tempo a disposizione, verso chi ha condotto con passione e competenza, i momenti di lavoro sui brani e la voce e a tutti i partecipanti perché mi sono sentita accolta e insieme abbiamo contribuito a creare un ambiente di benessere e armonia. »

Da Debra:
«Una bella esperienza collegiale. Situati bene tra monte e mare a due passi da la piccola accogliente Monterosso. Paolo e Paola ci hanno condotti bene con la sorpresa aggiunta del corso di approfondimento. In più un concerto serale improvvisato. Un bel modo per conoscere meglio tutti e confermare che chi canta è bella persona.»
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ARMONIE DELL’ANIMA NEL SILENZIO DELLA SERA   (torna su  ⇑)  
Chiesa di San Matteo a Cagiallo, 16 novembre

A un certo punto mi sono sentito a casa. Sarà perché questa chiesa mi ha più volte accolto, specialmente in occasione della Domenica delle Palme. Sarà per le dolci poesie che Maria declamava con la sua pacata voce e che si sposavano con il testo delle musiche. Sarà perché c’era già il profumo di Natale essendo la prima domenica d’Avvento. Sarà perché noi del coro eravamo tutti stretti assieme. Sarà per le sublimi voci soliste di Sofia e Caterina, che ci raggiungevano anche se eravamo alle loro spalle. Sarà per i canti scelti, che da anni eseguiamo anche nella notte di Natale. Sarà per questo, sarà per quello, o non so per cosa, ma ho avuto una sensazione che mi ha trasmesso calore e pace, come se mi trovassi a casa.

Il concerto a San Matteo è stato organizzato dai terrieri di Cagiallo e Sarone così da poter finalmente concretizzare un progetto cullato da tempo, già da quando Aldo Morosoli era il presidente della corporazione. Abbiamo aspettato molto, ma l’esito finale è stato per tutti, maestro, coristi e pubblico, una bella soddisfazione. Le parole di elogio proferite in conclusione da Mireno, l’attuale presidente dei terrieri, ne sono state la più chiara testimonianza. La serata, cominciata alle 18, è durata poco più di un’ora e i brani musicali sono stati intervallati dai brevi testi proposti da Maria. Da parte nostra abbiamo eseguito i classici canti di Natale: da quelli di compositori conosciuti (Salve Regina di Rossini, Cantique de Noël di Fauré, Gloria di Vivaldi) a quelli popolari (Il est né, Patapam). Da parte delle soliste Sofia e Caterina sono stati proposti impegnativi brani di musica sacra (Händel, Mozart, Vivaldi). Maria ha offerto riflessioni a tratti sostanziali (Pasternak, Turoldo, Sartre), altre volte poetiche (Saba, Gozzano).

La chiesa dei santi Maurizio e Matteo a Cagiallo ha origini medievali, che si riconoscono ancora nel campanile. All’interno è stata molto modificata ma la larghezza, che è di poco inferiore alla lunghezza ne fa uno spazio accogliente, dove anche gli ultimi giù in fondo non sono troppo lontani da chi canta. Per gli spettatori dev’essere stato bello vedere la compattezza del coro tutto raccolto nel presbiterio. Tra l’altro ci sono tra noi diverse facce nuove, c’è anche chi ha fatto il primo concerto, dopo le traversie del Covid il coro si sta nuovamente rimpolpando e le forze nuove portano vigore e determinazione. Anche l’acustica della chiesa è particolare: il suono non ritorna e così diventa difficile appoggiare la propria voce su quella degli altri: bisogna così continuamente guardare i segni del maestro (ma questo è qualcosa che dovremmo fare sempre…).

Detto delle cose belle che abbiamo fatto, vorrei anche dire qualcosa che non ha funzionato a dovere. Nel programma mi sembra che il canto Le stelle in cielo di Bepi de Marzi, eseguito subito dopo l’Exultate Jubilate con i sublimi gorgheggi di Caterina, evidenziava troppo la differenza tra i due tipi di musica. A mio parere abbiamo cantato un po’ troppo ad alta voce, mancavano i piani, ma forse questo era dovuto anche all’acustica particolare della chiesa perché i segnali di Paolo andavano piuttosto nel senso di aumentare il volume. Infine non abbiamo eseguito il bis previsto, ma forse è stato meglio così. Non eravamo preparati a sufficienza per lo spiritual Ev’ry time I feel the spirit, tant’è che durante le prove c’era ancora chi lo cantava con le partiture in mano e questo non mi sembra l’ideale per eseguire gli spiritual che richiedono ci si possa liberare nel canto.

Al concerto è seguito il piacevole rinfresco organizzato nella prestigiosa Casa Pasquali-Battaglini di Cagiallo, dirimpetto alla dimora del nostro presidente.


Il commento del maestro Paolo

Cari tutti,
il concerto è stato veramente magnifico. Oltre ogni aspettativa! I una cornice da sogno!! Il coro ha integrato perfettamente, grazie a prontezza e buona preparazione, le determinanti voci di sostegno di Caterina e Sofia. Il risultato, fra brani corali e solistici è stato quello di un concerto molto godibile e appagante. Io, nottetempo, mi sono buscato mal di gola e raffreddore…
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Cronaca di un concerto non eseguito   (torna su  ⇑)  


Era sabato 6 dicembre, giorno di san Nicola e ci trovavamo a Mendrisio, nella tutto sommato esigua chiesa dei frati Cappuccini. Il concerto qui era previsto due giorni dopo, l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione. C’eravamo tutti: i tre cori, l’orchestra, le due soliste e il maestro, ma noi del coro Santo Stefano stavamo provando per un concerto che non avremmo eseguito: infatti lo spazio accanto all’altare era troppo piccolo per ospitare tutti e tre i cori e così noi Capriaschesi saremmo stati sacrificati il lunedì seguente, pronti a rifarci in occasione del concerto nella nostra grande chiesa, che si sarebbe svolto il venerdì successivo, 12 dicembre.

Le “gradinate” per i coristi non erano ancora state piazzate, molta gente si assiepava sull’altare cercando il pertugio buono per vedere il maestro, ma per noi bassi che stavamo dietro riuscirvi era impresa disperata e allora, assieme ad un gruppo di sei o sette uomini, tra i quali l’amico Claudio, ci siamo sistemati in un pertugio dietro all’altare, dove c’era sì un po’ di spazio per stare, ma da dove era fisicamente impossibile vedere il maestro.

Ho così provato a fare un concerto “alla cieca”. In tal caso bisogna aguzzare il più possibile il senso dell’udito e cercare di sintonizzarsi sulle altre voci. Un bell’esercizio, che penso possa anche aiutare a migliorarsi nel canto. Per quanto riguarda gli attacchi, evidentemente era buio pesto, ma basandosi un po’ sugli strumenti musicali e cercando di entrare dopo una frazione di secondo dal resto del coro, più o meno si riusciva a tenere il passo. Impossibile riuscirci invece quando c’erano le corone o i rallentamenti, ma cara grazia…

Del concerto dell’8 dicembre a Mendrisio non so cosa dire perché, almeno come spettatore, non c’ero. I commenti sono stati come sempre positivi e per fortuna che noi di Tesse non eravamo della partita, perché sembra che nella chiesa, sia tra i coristi sia tra il pubblico, non c’era più posto per farci entrare uno spillo. Ma forse questa prossimità ha anche favorito il diffondersi dei germi ed ecco che dopo qualche giorno il virus ha mietuto vittime a destra e a manca.

Risultato: il concerto di Tesserete è stato giocoforza annullato.

Ci riproveremo domenica 18 gennaio 2026.


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